SLOW FOOD: ALLA SCOPERTA DEL VINO ENANTIO

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Cristina Fugatti, titolare dell’Azienda Agricola Roeno, realtà familiare che conduce insieme alla sorella Roberta e al fratello Giuseppe, racconta il vino Enantio, nuovo Presidio Slow Food. 

L’azienda agricola Roeno è una realtà a conduzione familiare che gestisco insieme ai miei fratelli Roberta e Giuseppe. Il nome Roeno è un acronimo formato dall’unione delle iniziali del nome di nostro padre Rolando con il termine greco “enos” che significa “vino”. La nostra è una famiglia di origine contadina, da sempre legata al mondo agricolo fatto di viti e vigneti. Possiamo dunque dire di essere nati nel mondo del vino! 

L’Enantio, che si scrive “enantio” ma si legge “enanzio” alla latina, è il vitigno autoctono del nostro territorio. Un nome antico, citato già nel I secolo d.C. da Plinio Il Vecchio in uno dei volumi della sua “Naturalis Historia”.  

L’Enantio deriva dall’adattamento di un vitigno selvatico che, ancora oggi, si trova nella Valle dei Molini, tra i rovi delle pendici del Monte Baldo, fra il bacino del Garda e la valle dell’Adige, alle spalle del medievale Castello di Avio. Ma non è solo l’origine antichissima a rendere unica la sua storia. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’arrivo in Europa della fillossera distrusse la quasi totalità del patrimonio viticolo del continente e cambiò la storia della vite e del vino. Da allora, come rimedio, le specie europee furono innestate su piedi di viti americane sfruttando l’immunità radicale sviluppata nel luogo di provenienza dell’afide. Questa sorte, però, non toccò alle vigne di Enantio a piede franco coltivate lungo il fiume Adige che, grazie alla struttura sabbiosa-silicea del terreno, sopravvissero. È quindi un autoctono vero, ovvero non è imparentato con nessun vitigno al mondo. Le sue viti sono rustiche, longeve e di buona resistenza. Per valorizzare al meglio questo vigneto è stata creata la DOC Terre dei Forti, la quale deve il suo nome ai numerosi forti di origine asburgica che ancora oggi si trovano sparsi tra la zona del Monte Baldo e della Lessinia.  

La vinificazione è quella tipica dei vini rossi, a fermentazione spontanea e senza coadiuvanti aggiunti, ma ogni produttore interpreta il vitigno secondo la propria tradizione familiare, imprimendo l’identità della propria azienda.
Il risultato è un vino di colore rosso rubino intenso, con riflessi granati se invecchiato e con una longevità potenziale analoga ai grandi vini a bacca rossa. L’odore è fruttato con un cenno ai piccoli frutti rossi e leggermente speziato. Il sapore è secco, pieno e armonico. La struttura è importante come l’intensità, l’acidità è ben presente e il patrimonio tannico è morbido e ben calibrato. Si abbina bene con i piatti rustici della cucina trentina, ma anche con salumi e formaggi stagionati. 

 

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