LA STORIA DELLA MIXOLOGY

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L’arte della Mixology si è evoluta piuttosto recentemente. L’arte di miscelare alcolici e svariate bevande si è formata, infatti, negli ultimi decenni. L’obiettivo di questa giovane arte è quello di condensare, all’interno di un cocktail, un’esperienza unica, irripetibile. Per questo, oltre a replicare fedelmente i classici che non tramontano mai, un bravo Mixologist spesso ne crea di propri. 

Ufficialmente la Mixology viene riconosciuta per la prima volta attorno all’Ottocento in Gran Bretagna ma, nonostante il suo recente riconoscimento, l’arte di creare bevande ha radici molto antiche. Tra le prime testimonianze “inconsapevoli” di Mixology si annoverano per primi i Romani con la produzione di un vino molto forte e concentrato, e per questo motivo bisognoso di diluizione. Nacquero così tantissime varianti di miscele con miele, chiodi di garofano, zafferano e frutta.  

Torniamo ora alla definizione della parola cocktail e quindi a una mixology contemporanea. Solo nel 1806 il giornale “The Balance and Columbian Repository” di New York fornisce una definizione di cocktail: “…un liquore con una stimolante composizione di qualsiasi tipo di zucchero, acqua e amari”. 

Al 1862 risale la pubblicazione del primo libro di ricette interamente dedicato ai cocktail scritto dal “Professor Thomas”, un bartender americano del Connecticut.  

Nel 1864 nasce uno dei cocktail tutt’oggi più famosi: il Martini e solo dieci anni dopo viene creato il primo Manhattan, riprendendo il nome dal bar nel quale è stato inventato e servito per la prima volta, il “Manhattan Club” di New York. Un’ulteriore evoluzione di questa professione la troviamo nella Flair Mixology: un complesso di tecniche acrobatiche usate per preparare i drink, utilizzata a partire dagli anni ’70. 

Insomma, un mondo giovane e sempre in movimento, pronto a stupirci non solo con il gusto ma anche con l’intrattenimento. 

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