Il cibo nella storia dell’arte

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Quando “mangiare con gli occhi” non è solo un modo di dire ma un dato di fatto! 

Se è innegabile che l’uomo mangi per necessità, per nutrire sia il corpo che lo spirito, è altrettanto vero che l’occhio vuole la sua parte. Noi tutti vediamo il cibo non solo come bisogno primario ma anche come materia plasmabile, da ammirare e offrire.  

“Mangiare con gli occhi”, “avere l’acquolina in bocca”, “divorare con lo sguardo”: sono molteplici le espressioni comuni legate al mondo della gastronomia. Fin dall’antichità il cibo ha rappresentato per gli artisti una preziosa fonte d’ispirazione e in questo articolo vogliamo ripercorrere insieme le tappe del cibo come protagonista della storia dell’arte.  

Nelle tombe etrusche veniva spesso ricreato l’ambiente nel quale il defunto aveva vissuto, compresi strumenti e suppellettili della cucina. È proprio così che si è venuti a conoscenza dell’uso della forchetta! Nella società romana, il banchetto rappresentava l’anello di congiunzione tra mondo terreno e mondo dell’aldilà. Numerose sono le pitture e le sculture che ritraggono il defunto banchettare sdraiato sul kline. Nel periodo imperiale la simbologia del banchetto allude alla caducità della vita e invita dunque al pieno godimento dei piaceri terreni, in primis quelli della tavola. Anche le prime nature morte della storia risalgono all’epoca romana, le cosiddette Xenia

Un mosaico del I secolo d.C. conservato a Palazzo Massimo a Roma vede riprodotto un cesto di frutta che nasconde un vero mistero: tra i tanti frutti rappresentati, compare inspiegabilmente un ananas, alimento ancora sconosciuto ai romani. Un affresco pompeiano riproduce invece in modo decisamente realistico la bottega di un fornaio, non molto distante dai banconi delle moderne panetterie.  

Nel periodo cristiano il banchetto ha assunto un significato diverso, più legato alla ritualità. Nelle catacombe romane si trovano diversi affreschi raffiguranti banchetti dove è il vino a fare da protagonista assieme a pani e pesci, simboli ricorrenti nella cristianità. 

Passando all’Alto Medioevo, il cibo era considerato frutto di duro lavoro e sacrificio. Raramente si trovano raffigurate scene di banchetti, abbondano invece le scene agricole e di lavorazione delle materie prime. Il banchetto più rappresentato nella storia dell’arte è senza ombra di dubbio L’Ultima Cena! In particolare, quella presente nella Cappella degli Scrovegni a Padova, opera di Giotto, si caratterizza dalle altre per la straordinaria attenzione ai particolari della tavola. 

Sarà però Caravaggio a dare il via alla pittura di genere, in particolare alla natura morta che per il pittore rappresenta la presenza duratura nel tempo delle cose, anche dopo la scomparsa dell’uomo. Nell’arte contemporanea il cibo ha assunto un ruolo ancora diverso iniziando ad essere usato non più come tale ma come qualcos’altro: esempi eclatanti sono il “Busto di Donna” di Salvador Dalì, che ha come copricapo una baguette e come capelli delle pannocchie, e l’emblematica mela di René Magritte, il quale ha sconvolto tutte le nostre certezze dicendo che “non sempre una Mela Disegnata è semplicemente una Mela” (“Ceci n’est pas Une Pomme”). 

Tra tutti i movimenti artistici, la Pop Art è sicuramente quello che ha dedicato un posto di riguardo al cibo: non esiste artista pop che non abbia realizzato almeno un’opera il cui protagonista sia un alimento!  

Ricollegandoci alla contemporaneità, dal 9 Ottobre 2020 al 14 Febbraio 2021 si è tenuta al Mart di Rovereto la mostra “Focus Caravaggio”, che ha visto esposte le opere dell’artista contemporaneo Luciano Ventrone, definito “il Caravaggio del ventesimo secolo” e divenuto famoso per le stupefacenti riproduzioni in pittura di una realtà che appare più vera del vero. Le sue nature morte trasmettono agli occhi dello spettatore non solo la sensazione di poterle letteralmente “mangiare con gli occhi” ma addirittura di poterle toccare. 

Finiamo con un consiglio spassionato a tutti i nostri lettori: nutriamoci più d’arte, che di certo non fa ingrassare!

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