AGENDA 2030: UN OBIETTIVO DI TUTTI

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Con la sua Agenda 2030, l’Onu ha definito una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) quale strategia «per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti». È importante sottolineare che questo obiettivo coinvolge tutti, ovvero Paesi e popoli di tutto il globo terrestre. Ma per raggiungere, o perlomeno tentare di raggiungere, tali obiettivi sono necessari risorse e mezzi che non tutti hanno in ugual misura. In effetti, per poter implementare la strategia dell’Agenda 2030, il popolo di un Paese non dovrebbe avere né fame né essere irrimediabilmente povero. Ed è per questo che l’Onu pone come primissimo obiettivo proprio la lotta alla povertà e alla fame. Ma come fare a mangiare se mancano i soldi per comprare il cibo e come risollevarsi dalla povertà se non si riesce nemmeno a sfamarsi? È un circolo vizioso che è difficile trasformare in virtuoso, specie in questo caso, data la complessità che caratterizza il problema della fame e della povertà nel mondo, una complessità che va affrontata con un approccio sistemico. 

Nonostante i notevoli progressi compiuti dagli anni 1990 nella lotta alla povertà, ancora oggi più di 800 milioni di persone – delle quali circa il 70 per cento sono donne – vivono in condizioni di estrema indigenza. L’Agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile si pone l’obiettivo di eliminare la povertà estrema entro il 2030. Se in molte parti del mondo si patisce la fame, in altre ci sono al contrario sovrabbondanza e spreco di cibo. Si calcola che se riducessimo anche solo di un quarto quanto attualmente sprechiamo, potremmo sfamare 870 milioni di persone, più di quante attualmente soffrono la fame. Il modo più semplice per affrontare lo spreco alimentare è prevenirlo. Come? Sensibilizzando ma anche rieducando le persone. Michael Gibbert, professore di Marketing presso la Facoltà di Comunicazione, Cultura e Società dell’USI, ha sviluppato un percorso esperienziale basato su un approccio interdisciplinare che porta gli studenti a vivere lo spreco e capire come prevenirlo, applicando gli insegnamenti a casi reali in collaborazione con aziende e scuole nel Cantone. «Una cosa è spiegare quanta acqua si spreca per coltivare un campo, l’altra è coltivarlo con le proprie mani», ha affermato Gibbert. 

Per affrontare il problema in maniera completa, l’obiettivo 1 comprende, oltre allo sradicamento della povertà estrema, anche un sotto-obiettivo riguardante la povertà relativa. Le persone povere sono colpite più duramente dalle crisi economiche e politiche, dalla perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici, dalle catastrofi naturali e dalla violenza. Al fine di garantire che le persone uscite dalla condizione di povertà non vi ritornino, questo obiettivo prevede anche misure di consolidamento della capacità di resistenza, quali l’istituzione di sistemi di protezione sociale. 

Traguardi 

1.1: Entro il 2030, sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono con meno di $ 1,25 al giorno. 

1.2: Entro il 2030, ridurre almeno della metà la quota di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in povertà in tutte le sue forme, secondo le definizioni nazionali. 

1.3: Implementare a livello nazionale adeguati sistemi di protezione sociale e misure di sicurezza per tutti, compresi i livelli più bassi, ed entro il 2030 raggiungere una notevole copertura delle persone povere e vulnerabili. 

1.4: Entro il 2030, assicurare che tutti gli uomini e le donne abbiano uguali diritti alle risorse economiche, insieme all’accesso ai servizi di base, proprietà privata, controllo su terreni e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, nuove tecnologie appropriate e servizi finanziari. 

1.5: Entro il 2030, rinforzare la resilienza dei poveri e di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità e ridurre la loro esposizione ad eventi climatici estremi, catastrofi e shock economici, sociali e ambientali. 

1.a: Garantire un’adeguata mobilitazione di risorse da diverse fonti, anche attraverso la cooperazione allo sviluppo, al fine di fornire mezzi adeguati e affidabili per i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati. 

1.b: Creare solidi sistemi di politiche a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e sensibili alle differenze di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà.

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