A CENA NEL METAVERSO

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L’ultima frontiera del cibo online è il Metaverso. Andare fuori a cena diventa un’esperienza tutta virtuale e quella che fino a poco tempo fa era un’idea della sola letteratura fantascientifica, oggi sembra essere realtà.

La società di Mark Zuckerberg ha cambiato nome ed è diventata Meta. L’obiettivo è quello di incentrare il futuro della compagnia sul Metaverso, una piattaforma futuristica ad altissimo livello di tecnologia per la quale investirà anche in Europa. Mark Zuckerberg ha annunciato il cambio del nome di Facebook che di fatto rivoluziona il mondo del web, annullando qualsiasi distinzione tra virtuale e reale. Un investimento di 10 miliardi di dollari l’anno con lo scopo di creare un ecosistema aperto (tutto l’opposto di Facebook e di molti altri social).

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere Facebook non più un semplice social network ma un universo completo attraverso lo sviluppo di modernissime tecnologie in grado di intercettare le esigenze e i desideri degli utenti con nuove funzionalità legate alla realtà aumentata.

Il primo a utilizzare questo termine fu Neal Stephenson nel libro di fantascienza “Snow Crash” del 1992. Lo scrittore statunitense lo descriveva come un mondo virtuale condiviso dove ogni soggetto veniva rappresentato attraverso un proprio avatar. L’immagine del Metaverso consisteva in una gigantesca sfera nera divisa in due all’altezza dell’equatore. All’interno di questa sfera, poi, ogni avatar poteva fare – in 3D – tutte quelle cose che avrebbe potuto fare anche nel mondo fisico.

Qualunque cosa sarà il Metaverso, esso sarà innanzitutto “persistente”, nel senso di esperienza continua, senza interruzioni né possibilità di annullamento o ripristino. Sarà sincrono e dal vivo, nel senso che esisterà costantemente per tutti e in tempo reale, pur ammettendo al suo interno la programmazione di eventi autoconclusivi (come nella vita reale). E non esisterà alcun limite al numero di utenti che possono essere contemporaneamente presenti. Il Metaverso sarà inoltre un’economia perfettamente funzionante: individui e gruppi saranno in grado di creare, possedere, investire, vendere ed essere ricompensati per una gamma incredibilmente ampia di “lavoro” che produce “valore” riconosciuto dagli altri.

In Italia la conversazione è ancora da intavolare, ma nel resto del mondo sono nati i primi ristoranti del Metaverso.

Un primo esempio è PizzaDAO che ha chiesto a 300 artisti di realizzare delle Rare Pizzas in formato NFT, sigla che sta per Non-Fungible Tokens, ovvero certificati di proprietà che rappresentano qualcosa di unico, simboli e icone dietro ai quali si cela, spesso, una somma di denaro. Non si parla dunque di cibo vero ma virtuale: queste pizze non si possono mangiare perché sono pezzi d’arte generativa.

C’è poi un’ampia e complessa questione sociale di fondo: a seconda dei punti di vista, il Metaverso può essere visto come un’emozionante fuga digitale dal nostro mondo o una sovrapposizione alterata su quello esistente e imperfetto. John Hanke, fondatore e amministratore delegato di Niantic, la società produttrice del videogioco per smartphone Pokémon Go, ha definito il Metaverso un «incubo distopico» sostenendo che la sua azienda non si orienterà in futuro verso le tecnologie adatte a supportare questo modello.

Nuovi scenari che dividono l’opinione pubblica, affascinando e spaventando al tempo stesso. Una cosa è certa: il Metaverso trasformerà non solo il modo in cui vediamo il mondo ma anche il modo in cui vi partecipiamo. Siamo pronti al cambiamento?

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